Partecipanti: Marco Taverniti, Fabio Mingolla, Pino Antonini, Sandro Mariani, Stefano Farkas, Raffaella Mazzeo, Carlo Figliacconi.
Ormai solo con cadenza annuale riusciamo ad organizzare una punta al fondo della Rava. La punta precedente risale infatti al Luglio dell’anno scorso quando più o meno i soliti ignoti erano arrivati sul fondo per proseguire l’esplorazione lungo una galleria orizzontale e fermarsi in prossimità di una passaggio allagato. Sabato mattina al parcheggio della Rava siamo in sette. Io, Fabio, Pino, Sandro e Carlo, siamo quelli che di sicuro dovrebbero arrivare sul fondo, per continuare l’esplorazione e fare il rilievo. Carlo però si è dimenticato la salopette per attraversare il tratto allagato. Pino e Sandro hanno la muta stagna mentre io e Fabio ci siamo portati una salopette umida. Già all’ingresso, mentre prepariamo i sacchi gliela invidio. Mi immagino già quando arriverò sul fondo, là, davanti alla galleria allagata, tutto bello infangato e dovrò cominciare a denudarmi per indossare la salopette. Brrrrrr.Meglio pensare a qualcos’altro. Vediamo, vediamo, ah sì, pensiamo invece a quando usciremo e saremo “costretti” ad andare a mangiare dalla Sbirra un piatto di tagliatelle al sugo o una bella porzione di coniglio con patate arrosto… adesso va molto meglio. Raffaella e Stefano non sono sicuri di arrivare in fondo. Per loro già farsi un bel giro oltre il 60 sarebbe un bel risultato. Noi se vogliamo rispettare il nostro programma non ci potremo fermare troppo ad aspettarli lungo la strada. Come sempre il primo tratto della grotta con il mandrino stretto e umido è il più rognoso. Si riuscisse ad allargarlo o almeno ad eliminare quelle fastidiose pozzette sarebbe veramente una gran cosa. Sono 50 stupidissimi metri di grotta che ti inumidiscono quel tanto che basta a provocare quel disagio prima di entrare. Si perché poi, la progressione è quasi soltanto su corda e in ambienti larghi. Io entro verso le 12:30. Stefano e Raffaella ce li perdiamo quasi subito. Sotto il 60 ci ritroviamo in 5. Ci fermiamo un attimo per ricompattarci. Carlo apre il sacco e si accorge con sommo piacere che si è portato dietro anche i documenti, le chiavi e il telefonino di Raffaella. Naturalmente il tutto è doverosamente bagnato. Lo consoliamo, suggerendogli che qua sicuramente nessuno glieli ruba. Sono al sicuro. Proseguiamo. Pino e Sandro allungano il passo, mentre io, Fabio e Carlo procediamo insieme. In poco meno di 4 ore arriviamo in fondo al 65. Un’altra oretta e siamo sul luogo dell’esplorazione. Nella saletta troviamo un biglietto degli altri due che ci procedono: “Andiamo avanti e iniziamo il rilievo”. Ci siamo portati addirittura due trousse da rilievo. Che efficienza! Scendiamo un altro pozzo e arriviamo al traverso che immette sulla parte orizzontale. Carlo sembra soddisfatto e dopo qualche indecisione decide di tornare indietro per andare a riscontrare gli altri. Io e Fabio procediamo. Fabio ha la sensazione che nella sala prima del traverso, ci sia meno fango dell’ultima volta. Speriamo… Ci affacciamo sul traverso e la sensazione di Fabio per il fango viene subitamente smentita. Passiamo il traverso, e affrontiamo il passaggio che ha bloccato Paolo l’ultima volta. Per allargarlo non so se basta una mazzetta. Per essere solidale con Paolo, due o tre volte prendo a male parole lo sperone che lo ha bloccato e che adesso ci prova anche con me. Scendiamo un paio di pozzetti ed entriamo nella parte suborizzontale. Ci siamo portati dietro un po’ di corda per risistemare degli armi che l’ultima volta avevamo fatto un po’ troppo precisi. Arriviamo alla congiunzione con l’arrivo laterale. Decidiamo di fare subito il rilievo di questo ramo. Meglio adesso che dopo. Specialmente se attraversiamo il tratto allagato saremo sicuramente infreddoliti e scoglionati al ritorno. Famolo subito. Il meandrino è stretto e molto zigzagante. L’ideale per il rilievo. Arriviamo dove ci eravamo fermati l’ultima volta. Sotto un saltino di pochi metri, arrampicabile, ma che per scendere sarebbe meglio armare. Decidiamo che non ne vale la pena e ci fermiamo. Torniamo sui nostri passi. Riprendiamo la nostra marcia verso il fondo. Ce lo ricordavamo un po’ più largo e meno fangoso. In prossimità di uno sfondamento mettiamo un’altra cordella di sicura. Pochi metri ancora e sentiamo i rumori degli altri due. Stanno tornando indietro. Ci ritroviamo tutti e quattro nella galleria faccia a faccia. Loro si erano iniziati a preoccupare perché non vedevano arrivare nessuno. Gli spieghiamo che ci siamo fermati a fare il rilievo e a risistemare alcuni armi. Loro intanto hanno già fatto parte del rilievo e hanno passato il tratto allagato. Gli chiediamo subito come prosegue. Ci dicono che la grotta prosegue altri 60m circa. Molto bella, e a tratti anche concrezionata, fino al sifone vero. Già perché alla fine si arriva ad un vero sifone. Sulla destra però un grosso arrivo da risalire che potrebbe anche bypassare il sifone. Sicuramente da vedere con più calma. Il sifone terminale sembra sia in prossimità di una grande faglia che lo taglia. Io e Fabio ci guardiamo negli occhi e in nessuna delle nostre pupille scatta la scintilla del kamikaze. Non leggo traccia di desiderio negli occhi di Fabio. Anche io non so come mai ma non ho una gran voglia di denudarmi per buttarmi in acqua. Chissà se forse ci fossimo arrivati insieme… Forse, ma solo forse, avremmo potuto anche trovare il coraggio, ma così proprio no. Sapendo già come va. C’è da immergersi in acqua oltre la vita… Beh sarà per la prossima volta. Come no….!!! L’ultima parte dopo il tratto allagato non è stata rilevata però Pino ha preso qualche direzione e se la ricorda bene. Con l’altimetro ha stimato un dislivello in discesa di 5m. A questo punto possiamo tornare indietro. Ci fermiamo in una saletta in prossimità di un arrivo con acqua. Mangiamo qualcosa e parliamo delle enormi possibilità che ancora ci sono in questa zona. Almeno 6 arrivi diversi da vedere, lungo questo tratto. Tutti molto interessanti. Arrivare fino a qua è abbastanza veloce. Non più di 5 ore. Il fatto è che ci si arriva abbastanza infangati. Inoltre la grotta non è molto calda per via della circolazione di aria. L’aria la si ha sempre alle spalle scendendo. Andiamo infatti verso un ingresso basso. La progressione non è dura e non ci sono passaggi difficili, però non c’è un posto dove organizzare un campo per riposarsi, o un luogo un minimo asciutto e senza fango dove sedersi. Pino e Sandro intanto ripartono subito verso l’uscita, noi invece ci fermiamo a fare l’ultima parte del rilievo: dalla congiunzione con il ramo laterale che abbiamo rilevato fino al traverso iniziale all’inizio del tratto orizzontale. Finiamo l’ultima parte del rilievo a mezzanotte precisa. Il tempo di scarburare e bere qualcosa. Ok, adesso possiamo iniziare anche noi a tornare fuori. Mi sembra di trascinarmi invece di risalire. Arriviamo sotto il 60 praticamente insieme. Mangiamo ancora qualcosa. Io riparto subito mentre Fabio è un pò più stanco e si ferma sotto il poncho. Sono le 4:30 quando riprendo la mia Via Crucis e inizio a risalire il 60. Ho il sacco che mi sta letteralmente segando il sotto coscia in prossimità dei cosciali. Sui pozzi è un piacere averlo sotto. Alle 7:30 sono fuori e posso stendermi finalmente sotto il tiepido Sole del mattino. Raffaella e gli altri sono da poco usciti. Anche gli altri sono abbastanza provati, Raffaella ha sofferto molto la risalita. Lei e Stefano sono arrivati a circa -350 e poi hanno deciso di ritornare. Tutti insieme aspettiamo Fabio. Alle 10:30 anche lui è fuori e dopo poco ci possiamo avviare verso le macchine. A mezzogiorno circa, siamo giù tutti belli che cambiati, pronti per le pappardelle e il coniglio della Sbirra. Finalmente! Il freddo e il fango del fondo della Rava sono ormai lontani. Adesso posso solo pensare al fondo del piatto fumante che mi si para davanti. Buon appetito!
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