Partecipanti: Marco Taverniti, Fabio Mingolla, Pino Antonini, Paola Sentinelli, Paolo Forconi, Giuliano Esposito Giancarlo Albamonte, Stefano Farkas).
La data è stata ormai decisa da diverso tempo e incredibilmente viene anche rispettata. Solitamente è difficile pianificare le uscite speleo con così largo anticipo. Stavolta però dopo quasi 3 anni Fabio riesce ad organizzare un manipolo di volenterosi. Sembra incredibile che nel Lazio si riescono ancora a trovare speleologi disposti a continuare una esplorazione ferma su pozzo (non da risalire!) e per giunta nella grotta più profonda della regione. Non siamo comunque tutti “Romani” (tanto per non smentirci) e tanto meno speleo CAI. Ci sono infatti Pino e Paola da Ancona e Paolo Forconi dello Speleo Club. Al fondo sarebbe dovuto venire anche Giuliano, fresco di corso. Qualche incomprensione ha però bloccato, la sua forse prematura discesa, a -240, sul P60. Sarà sicuramente per la prossima volta. Insieme a Giuliano ci sono poi Stefano e Giancarlo, che vengono a farsi una piacevole e rinfrescante girata. Riusciamo ad entrare abbastanza presto in grotta. Essere venuti a dormire in zona la sera precedente ci ha permesso di essere abbastanza veloci la mattina, anche se la sera precedente siamo entrati nel sacco a pelo verso le 01:00. Gli appuntamenti con Fabio imparo che bisogna fissarli con il fuso orario di Sidney, cioè tenendo conto di almeno 12 ore di ritardo. Alle 11:00 del mattino di Sabato entriamo in grotta. Fortunatamente la troviamo abbastanza asciutta. Del lago iniziale che aveva fermato il tentativo di 3 settimane prima, rimangono solo gli enormi tronchi scivolosi e la fanghiglia sul fondo della sala iniziale. Il mandrino con strettoia e relativo passaggio con pozzetta bagna gomito-ginocchio a -100 m, è l’unica vera scocciatura di tutta la progressione. Ogni volta che ci passiamo pensiamo seriamente di allargare e prosciugare il tutto. Specialmente ora che siamo sicuri che lo dovremo passare molte altre volte. Sopra il P60 Pino sistema una corda lesionata, che forse sarebbe bene sostituire Il fango e il latte di monte ci accompagneranno fino al fondo, riducendo gli attrezzi a dei blocchi d’argilla. Gli ambienti e i passaggi sono sempre ampi. La strada sempre facilmente intuibile. Solo a -450 c’e una strettoietta e un breve meandro dove si potrebbe avere qualche dubbio. Fabio da esperto conoscitore della grotta lascia a Paola, il piacere di ritrovare la strada. Il “ragazzetto” si era momentaneamente distratto. La progressione fila veloce fino a -600. Ci arriviamo in poco meno di 4 ore, a testimoniarne la facilità. Assistiamo alla cantata di Paolo lungo il P65. È entusiasta dell’acustica del pozzo. Sotto il P65, ci fermiamo a mangiare e riordinare i materiali. Peccato che Giuliano non è dei nostri. Portava la preziosa seconda batteria del trapano! Riprendiamo la marcia verso il fondo. Il fango continua a circondarci e ad appiccicarsi ovunque. Nei nostri discorsi inizia ad aleggiare la malaugurante parola sifone. Va de retro Satana! Arriviamo allo stretto cunicolo fangoso dove 3 anni fa si sono fermati Marcolino, Giuseppe ed Aldo. Pino lo arma. Scendiamo sotto curiosi come donnole. Purtroppo la grotta miete un’altra vittima. Paolo non potrà proseguire con noi. È bloccato da una stupida lama nel cunicolo fangoso. Il suo possente torace non vuole piegarsi alla fredda e ottusa roccia. Proverà anche a prenderla a cornate, ma la lama non cede. Gli giura mazzetta e manzi la prossima volta che si incontreranno. Scendiamo altri 2 saltini fangosi. Ci rimane l’ultima corda di pochi metri, gli ultimi due attacchi e batteria sufficiente per altri 2 fori (e dobbiamo arrivare sul fondo!). Davanti a noi dobbiamo armare un traverso su di una pozza-lago. Parte Fabio e arma il tutto. Sembra che però la corda non basti per calarsi al dilà della pozza. Mancano forse 3 metri. Veloce conciliabolo e decidiamo quasi di rinunciare ad andare oltre. Paola comincia quindi a tornare mestamente indietro. Fabio non è però del tutto convinto di tornare indietro. Fermarsi a pochi metri dal pavimento, di una galleria che prosegue non è cosa. Insiste a rifare l’armo del traverso e guadagna i metri necessari di corda per calarsi sul fondo. Dopo pochi secondi, un solo grido echeggia: “CONTINUA!!!”. Non facciamo in tempo a scambiarci uno sguardo con Pino, che siamo già sul traverso per raggiungere “Fabio l’Indomabile”. A questo punto Pino raggiunge un discreto stato di eccitazione. Sparisce dalla nostra visuale, cominciando la cavalcata lungo la galleria. Dietro io e Fabio a scambiarci commenti di meraviglia e incredulità. Il meandro continua orizzontale anche se sempre fangoso. La progressione è intervallata da brevi passaggi per evitare l’acqua sottostante. Incontriamo il primo affluente. Lo risaliamo per circa 50 m dopodiché non appena comincia a restringersi un po’ ed iniziano i primi saltini da arrampicare, decidiamo di tornare indietro per dedicarci al collettore principale. È comunque completamente pulito. Roccia nuda e compattissima senza un filo di fango e un discreto apporto idrico. Pino intanto è sempre più eccitato. Il meandro principale adesso si sta trasformando in un vero e proprio collettore, alto anche più di 10m con larghezza variabile. Raccoglie diversi arrivi lungo il suo cammino. Uno di questi è un pozzo verticale di notevoli dimensioni che arriva precipitosamente dall’alto. Proseguiamo con brevi arrampicate e passaggi fangosi per evitare l’acqua che scorre sotto. Mano a mano che procediamo la parola più utilizzata è: CAZZO!! (nella sua accezione di gaudio, stupore, meraviglia). Arriviamo all’ultima sala larga circa 4 m, dove il soffitto si abbassa davanti a noi sull’acqua. Fra il soffitto e lo specchio di acqua rimangono 40-50 cm per passare. L’aria è comunque forte e marcata, continuando a soffiarci in faccia, come se stessimo andando verso un ingresso alto. Proseguire significa doversi infilare nell’acqua fino al petto. Per stavolta ci accontentiamo. Pino finalmente dopo tanta eccitazione, raggiunge l’orgasmo. Io e Fabio continuiamo a scambiarci la parola più utilizzata della gita: CAZZO!; stavolta però con l’accezzione che sottolinea il culo da farsi per tornare fuori. Cominciamo la marcia di ritorno. Dall’altimetro di Pino e da una veloce stima dei metri scesi, potremo dire che forse con una certa ragionevole certezza siamo SICURAMENTE oltre i 700 m di profondità. Guai se poi qualcuno mi accusa di falsità! Ho lasciato il giusto adito di incertezza, ad una valutazione non strumentale. Inutile dire del bel regalo che ci ha fatto “sta cazzo di grotta”. Forse potremmo iniziare a chiamarla sistema o complesso. Sicuramente ha smesso di essere solo un abisso. Torniamo alla sala a -600. Paolo si è già avviato verso l’uscita cantando a squarciagola “La donna immobile”, sul P65. Paola nell’intento di sturare la carburo dal fango, si è pippata tanta di quella acetilene che ha vomitato di tutto. Fabio l’Indomabile, ci raggiunge un po’ provato ma raggiante. Io per l’ennesima volta compio il rituale del raschiamento del fango. I primi escono di grotta verso le 4 del mattino di domenica, l’ultimo esce verso le 6 dopo 18 ore di gioiosa permanenza e con un grosso sorriso ebete sulle labbra.
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