Nonostante sia diventato l’abisso più profondo del Lazio e molte siano le cose ancora da vedere, le uscite esplorative in questa grotta sono ormai diventate rare. Le sole forze del gruppo non sono sufficienti per portare avanti un esplorazione così profonda anche se non molto complessa. È infatti da molti anni ormai, che assistiamo nel Lazio, ad aggregazioni trasversali di speleologi che portano avanti le esplorazioni più complesse.

Nell’estate del 2003, un folto gruppo di speleologi del CAI e dello SpeleoClub compie una delle ultime punte sul fondo con lo scopo di rilevare l’ultimo tratto di grotta e proseguire l’esplorazione. In quella punta saranno Marco De Antonis, Giuseppe Belligno e Aldo Zambardino a proseguire l’esplorazione del fondo nella parte alta del meandro affacciandosi da una piccola galleria terrosa sull’ennesimo pozzo da scendere, urlando a squarciagola: CONTINUAAAA… L’eco del grido continuerà ad aleggiare nel pozzo fino all’estate del 2005.

Sempre nell’ultima punta del 2003, Francesco Nozzoli e Aldo Zambardino, nella zona dei gradoni intorno a quota -500, individuano una zona molto interessante che sembra approfondirsi seguendo una nuova via. Strisciando lungo un mandrino si affacciano su un bel pozzo, che sembra portare in ambienti sempre molto verticali ancora da esplorare.

Nell’autunno del 2003, Marco Taverniti, Marco De Antonis e Fabio Mingolla esplorano un ramo che parte da -240, direttamente sotto il P60. In ambienti sempre molto “Raviani” vengono scesi 3 pozzetti uno dietro l’altro per un dislivello totale di circa un’ ottantina di metri, fermandosi su di una strettoia infame. Torneranno Marco De Antonis e Giuseppe Belligno per provare a forzarla ma senza troppa convinzione e fortuna.

Nel Luglio del 2005, dopo circa due anni in cui più nessuno è sceso nuovamente sul fondo, viene organizzata una punta. Marco Taverniti e Fabio Mingolla del CAI con Paolo Forconi dello Speleo Club e un paio di amici di Ancona, Giuseppe Antonimi e Paola Santinelli si riaffacciano sul fondo per continuare l’esplorazione. In quell’occasione dopo un paio di pozzetti viene esplorata la galleria terminale a -700m, fino ad un tratto semiallagato, che segna il punto terminale dell’esplorazione. Qua si fermano le esplorazioni del 2005. In tutto, sono stati percorsi circa 370m di galleria nuova più una cinquantina di metri lungo un affluente che arriva da destra, con uno sviluppo in pianta che è il maggiore di tutta la grotta.

Nel Luglio del 2006, ad un anno esatto di distanza, sempre Fabio Mingolla, Marco Taverniti, Giuseppe Antonimi e Sandro Mariani tornano sul fondo, con lo scopo di rilevare la galleria terminale e proseguire le esplorazioni oltre il tratto allagato. Saranno Pino e Sandro, che armati di muta stagna passeranno il tratto allagato. Al di là proseguiranno altri 50m circa, fino ad arrivare a quello che sembra il sifone terminale. Dal tratto allagato si scendono altri 5m di dislivello. Poco prima del sifone individuano un’altro interessante arrivo che varrebbe la pena di risalire alla ricerca di un possibile bypass. In quest’ultima punta viene fatto il rilievo di tutta la grotta (eccetto il tratto oltre il lago).

rava3.jpg



Condividi:
  • Print
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email
  • Identi.ca
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks