Itinerario per l’ingresso. Dal Paese di Carpineto Romano prendere la strada per Pian della Faggeta. Dopo circa 2,4 km. All’altezza della valle dell’Occhio del Bue si lasciano le auto in corrispondenza di un caratteristico castagno cresciuto a destra della strada in un piccolo avvallamento. Si prosegue risalendo il vallone alle spalle del castagno seguendo tracce di sentiero per circa 350m di dislivello (45 minuti). La dolina d’ingresso, di 7m di diametro, si apre sul versante destro del canalone (sinistra orografica) appena entrati nel bosco di faggi, subito sopra un’ampia radura sassosa visibile fin dalla strada.
Dall’ingresso al sifone di -144. La grotta ha un imbocco a dolina (punto A del rilievo), di 7m di diametro a piano campagna, che immette direttamente in un grande pozzo profondo 70m. L’imbocco è sempre percorso da una notevole corrente d’aria in uscita l’estate e in entrata l’inverno. Ad una ventina di metri di profondità il fuso confluisce, tramite uno scivolo, in un fuso più grande. La seconda parte del pozzo è cilindrica con una bella sezione circolare di 3-4 m di diametro. Ad una cinquantina di metri di profondità il fuso si apre in una ampia sala. Alla base del pozzo un cono di detriti scende altri 7-8 m fino al fondo di un imbuto fangoso. La sala è lunga oltre 20 m, larga fino ad una decina e alta una ventina di metri, ed è impostata su una frattura orientata NW-SE. Sulla volta è presente un secondo fuso che sale inesplorato. In seguito a forti piogge, alla base del pozzo si può formare un grande lago, esteso fino a 150 mq e con capacità massima di circa 600 mc, e che tracima nel resto della grotta. Nei periodi di magra il lago si svuota lentamente a causa delle perdite per filtrazione sul fondo. Le pareti della parte periodicamente sommersa sono coperte da tipico latte di monte, di colore biancastro. Sul lato sud si trova una piccola saletta dal cui soffitto percola generalmente dell’acqua che si infiltra direttamente nel pavimento. La soglia del lago è posta sull’estremità orientale della sala, dove è presente il condotto che costituisce la prosecuzione della grotta; questo inizia con un stretto passaggio di 60 cm di diametro, percorso da una sensibile corrente d’aria. Si scendono alcuni metri in meandro, fino ad un salto profondo 6 m. Da qui al vecchio fondo della grotta (punto B del rilievo), la base dei salti si presenta sempre ampia

e tipicamente occupata da vasche d’acqua. Il fondo e le pareti dei condotti sono quasi sempre coperti da latte di monte. Si prosegue in un meandro con sezione inclinata lungo gli strati che immergono verso NE. Dopo un percorso di una trentina di metri il condotto intercetta una serie di salti (P28, P5 e P8). Un tratto di meandro lungo una trentina di metri scende a gradoni fino ad un sifone impercorribile (punto B, -144m).
Dalla strettoia di -125 (punto 23) al “Meandro” (-385). Risalendo sul lato nord della saletta alla base del P5 (-125m) lungo un ballatoio inclinato, si arriva al passaggio che nel marzo 2000 ha aperto la strada al nuovo fondo della grotta. Si tratta di una strettoia (punto C del rilievo) allargata artificialmente, con forte corrente d’aria, lunga circa 3 m. La strettoia immette in uno stretto meandro fossile (by-pass) che scende inclinato lungo gli strati e che consente di superare il sifone a -144m. Oltre la strettoia il meandro fossile risale per un breve tratto anche verso monte e sbuca sul P35 con una piccola finestra, mai notata prima, che avrebbe consentito di proseguire le esplorazioni senza alcuna disostruzione (tratto non rilevato). Al termine del by-pass (punto 33) si scende, in strettoia, un piccolo saltino di 2 m che immette in un cunicolo attivo (da monte proveniente probabilmente l’acqua dal sifone del punto B). Verso valle e pochi metri più avanti si scendono uno scivolo di 4 m, reso estremamente viscido dal latte di monte, un P15 e un P5 in successione, anche questi scivolosi per il latte di monte. Dalla base del P5, per superare un tratto allagato, si devono risalire in arrampicata circa 5 m su blocchi di frana, per poi ridiscendere subito al di là, con corda, un salto di 7 m. Segue (punto D del rilievo) uno scivolo di 8 m con latte di monte, che conduce direttamente alla partenza di un grande pozzo profondo 60 m. Il pozzo ha una cengia 15 m sotto la partenza, e subito dopo diventa molto largo, almeno 10 m. La base è occupata da grossi massi ricoperti di latte di monte. L’acqua che scende, a volte copiosa, dal pozzo si infila in un’apertura tra i massi che immette in un ramo verticale sceso per una cinquantina di metri fino ad una stretta fessura allagata e impraticabile. La grotta prosegue con un pozzo da 18 m, che alla base ha un accumulo di fango liquido, e subito dopo una sala più asciutta. Dopo la sala, con una curva a destra parte un breve tratto di meandro; lo si percorre in alto nella zona asciutta e si scende un P4 con armo naturale. Poi si prosegue nel meandro, e quando questo stringe si risale in arrampicata per 2-3 m; dopo qualche metro più stretto ci si affaccia su un P15. Alla base del P15 si trova un laghetto e una bella colata calcitica bianca. Qui la grotta compie una retroversione e in avanti il meandro chiude con una piccola sala asciutta sospesa a metà del P15. Si traversa il laghetto, si risale la colata e si prosegue per alcuni metri nel meandro, che poi svolta bruscamente a sinistra. Il meandro si allarga, ci si tiene su un ballatoio a sinistra, quindi si prosegue in una fessura. Avanzando sempre nella parte alta del meandro, si supera un altro punto stretto, fino a sbucare sul soffitto di una saletta con una piccola colata calcitica. Si scende in arrampicata sul fondo della saletta, e da qui parte un pozzo di 35 m. La base del P35 è una sala occupata da massi, con interstrati argillosi sulle pareti. Si ritrova l’acqua, che si infila in una profonda incisione (3m) sul pavimento della sala. Dopo la sala si scende uno scivolo franoso, e con un traverso si arriva all’orlo di un P7 che scende in una saletta occupata da un conoide detritico (sala del diplomatico). Oltre, si scende un P14, quindi due pozzi da 7 e 4 m in successione. Si prosegue con un meandro per una decina di metri fino ad una saletta a cupola, oltre la quale parte un pozzo di 35 m impostato su una frattura con direzione W-E. Le pareti del pozzo sono, nella parte iniziale, molto fratturate, mentre più in basso sono ricoperte di latte di monte e percorse dall’acqua.
Il “Meandro” (da -385 a -447). Dalla base del P35, punto E del rilievo) inizia un tratto suborizzontale (il meandro) che in 150m di sviluppo scende circa 60m. Il meandro è quasi sempre comodo, solo in un punto si è costretti a proseguire sdraiati, ed è interrotto da sette salti (4, 3, 7, 6, 6, 3, 10 m). Termina in corrispondenza di un approfondimento di circa 15m al fondo del quale l’acqua si perde in una strettoia impraticabile. La grotta prosegue in avanti con un breve traverso oltre il pozzo nella parte alta e fossile del meandro. Si supera il pozzo e si risale, subito dopo, per un paio di metri in strettoia. In quella punta saranno Marco De Antonis, Giuseppe Belligno e Aldo Zambardino a proseguire l’esplorazione del fondo nella parte alta del meandro affacciandosi da una piccola galleria terrosa sull’ennesimo pozzo da scendere, urlando a squarciagola: CONTINUAAAA… L’eco del grido continuerà ad aleggiare nel pozzo fino all’estate del 2005. Sempre nell’ultima punta del 2003, Francesco Nozzoli e Aldo Zambardino, nella zona dei gradoni intorno a quota -500, individuano una zona molto interessante che sembra approfondirsi seguendo una nuova via. Strisciando lungo un meandrino si affacciano su un bel pozzo, che sembra portare in ambienti sempre molto verticali ancora da esplorare. Nell’autunno del 2003, Marco Taverniti, Marco De Antonis e Fabio Mingolla esplorano un ramo che parte da -240, direttamente sotto il P60. In ambienti sempre molto “Raviani” vengono scesi 3 pozzetti uno dietro l’altro per un dislivello totale di circa un’ ottantina di metri, fermandosi su di una strettoia infame. Torneranno Marco De Antonis e Giuseppe Belligno per provare a forzarla ma senza troppa convinzione e fortuna. Nel Luglio del 2005, dopo circa due anni in cui più nessuno è sceso nuovamente sul fondo, viene organizzata una punta. Marco Taverniti e Fabio Mingolla del CAI con Paolo Forconi dello Speleo Club e un paio di amici di Ancona, Giuseppe Antonimi e Paola Santinelli si riaffacciano sul fondo per continuare l’esplorazione. In quell’occasione dopo un paio di pozzetti viene esplorata la galleria terminale a – 700m, fino ad un tratto semiallagato, che segna il punto terminale dell’esplorazione. Qua si fermano le esplorazioni del 2005. In tutto, sono stati percorsi circa 370m di galleria nuova più una cinquantina di metri lungo un affluente che arriva da destra, con uno sviluppo in pianta che è il maggiore di tutta la grotta. Nel Luglio del 2006, ad un anno esatto di distanza, sempre Fabio Mingolla, Marco Taverniti, Giuseppe Antonimi e Sandro Mariani tornano sul fondo, con lo scopo di rilevare la galleria terminale e proseguire le esplorazioni oltre il tratto allagato. Saranno Pino e Sandro, che armati di muta stagna passeranno il tratto allagato. Al di là proseguiranno altri 50m circa, fino ad arrivare a quello che sembra il sifone terminale. Dal tratto allagato si scendono altri 5m di dislivello. Poco prima del sifone individuano un’altro interessante arrivo che varrebbe la pena di risalire alla ricerca di un possibile bypass. In quest’ultima punta viene fatto il rilievo di tutta la grotta (eccetto il tratto oltre il lago).
I pozzi terminali (da -447 a -695). Oltre la strettoia la grotta si allarga e scende con una serie di salti ravvicinati (i gradoni). Dopo quattro pozzi (4, 8, 7, 6 m) si atterra in una zona franosa (sala dei tre pozzi), con aria e tre prosecuzioni nella frana. Dal centro della frana, tramite un P11, si scende in una piccola sala e da qui, con un P2, si arriva davanti ad una spaccatura verticale lunga 1 m e larga 30 cm.; oltre la grotta riprende la morfologia a fusoidi. La fessura immette direttamente in un comodo P15 che termina su una cengia, dalla quale parte un P26 largo 8 m. Alla base del pozzo il fuso si allarga e intercetta un fuso parallelo che prosegue in un pozzo fangoso inesplorato. Si percorre qualche metro per affacciarsi su successivo P13. Qui la sosta è comoda e l’ambiente è asciutto. Ci troviamo su un P65 che inizia con una cengia posta sulla verticale del pozzo, frazionato in due punti. Il pozzo è largo una ventina di metri. Nel pozzo confluisce un consistente arrivo d’acqua che forma un piccolo lago racchiuso da piccole sponde fangose. Seguono un P13 e un P23, che si scendono sotto un leggero stillicidio. Dalla base del P23 si possono scegliere due vie per proseguire verso il basso: quella attiva, con un salto che si scende parzialmente in libera e poi con 5 m di corda, e quella fossile, con un salto parallelo di circa 5 m. Ambedue le vie portano ad una sala allungata in leggera discesa, che conduce al salto successivo, un P11. Sceso il salto, seguendo la via dell’acqua si può scendere un P6 che porta ad un meandrino dove, dopo un salto di 4 m, l’acqua scompare in una fessura impercorribile (punto F del rilievo, -676m); oppure si può traversare sopra il P5 ed entrare a destra in un cunicolo lungo 8 m con una strettoia a metà, che si affaccia su uno scivolo di 18 m, poi un altro saltino di circa 5 metri. Si arriva su di una galleria con pavimento e pareti fangose.
La galleria terminale (da -695 a -710). La galleria, a tratti alta 5-6 metri, meandreggia ed è praticamente orizzontale. La si percorre in parte sul fondo, attraversato da scorrimento di acqua e in altri casi rimanendo più alti a diversi metri dal pavimento sottostante. Subito dopo gli ultimi pozzetti, c’è un traverso, lungo una decina di metri, attrezzato con corda, alla cui fine si scende una verticale di 6m. Permette di attraversare un allargamento allagato della galleria, con successivo saltino. Ancora qualche metro e si intercetta un arrivo laterale, proveniente da SE, con pareti in roccia viva, dove non vi è traccia di fango. Si sono invece ritrovate tracce di foglie e rametti. Il che fa pensare ad un copioso arrivo dall’esterno. L’arrivo è stato risalito per circa una sessantina di metri di sviluppo fin sotto un piccolo salto verticale. Proseguendo nella galleria principale in direzione NW, si incontra un altro arrivo di notevoli dimensioni da dove il grande buio, il vuoto e l’acqua incombono. Illuminando la risalita è ben visibile la partenza di un bel meandro. Lungo la galleria, con un paio di saltini da scendere in arrampicata, si arriva ad un tratto allagato. In quest’ultima parte la galleria si allarga e si perde anche il fango iniziale. Superato il tratto allagato (5-6 m), la grotta prosegue con altri cinquanta metri circa di sviluppo. Si incontra un altro saltino da arrampicare in discesa ed anche un tratto concrezionato. Il fondo chiude su sifone in concomitanza del piano di faglia. Sulla sinistra è presente l’ennesimo arrivo con scorrimento di acqua. Attualmente gli sviluppi esplorativi più promettenti

si trovano nella zona a -450 dove le esplorazioni sono ferme su un pozzo da scendere e nella galleria terminale dove sono presenti molte zone con interessanti risalite da intraprendere. La sovrapposizione della pianta della grotta con la carta geologica indica chiaramente, come, la galleria terminale sia esattamente sovrapposta ad una faglia ben evidente sulla carta geologica che corre in direzione SE – NO. Inoltre la quota a cui si trova la galleria terminale, a 400m slm, è circa la stessa quota del Formale e della grotta Ciaschi. Si potrebbe quindi ipotizzare, di incontrare, a questa quota un reticolo di gallerie freatiche analoghe a quelle che caratterizzano queste ultime due grotte. Ci sono quindi tutti gli ingredienti per rendere molto appetibili future esplorazioni sia a quote intermedie sia sul fondo.
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