Nel 1998 l’ASR 86 comincia la disostruzione di uno stretto passaggio con forte circolazione d’aria, che si apre in un piccolo ramo laterale che parte alla base del 2° pozzo. La lunga strettoia richiederà non solo molto tempo di lavoro, più di un anno, ma una ammirevole determinazione e pazienza. Intorno a questo obiettivo si raccolsero tutte le forze del gruppo, spinti sopratutto dalla costanza di Stefano Soro, Stefano Feri, Leo Zanotti e Daniel Andrei. Nella primavera del ’99 finalmente si riesce a passare il cunicolo, TransSirvana, e si scopre con immensa gioia che seppur strettina, dietro quel cunicolo la grotta c’è. Così ricomincia il gioco dell’esplorazione che ci porta in breve tempo alla scoperta del bel pozzo da 40m ed alla strettoia, un po’ meno bella, del Caniscione, uno stretto laminatoio verticale e bagnato alla base di un pozzetto da 5m. Prima di scendere il Caniscione si decide di guardare in cima al pozzetto di 5m che ci ha portato sopra questa strettoia. Con un breve meandro ci troviamo davanti ad un lago, oltrepassato il quale viene esplorato un tratto di meandro fino ad una strettoia. Vinti dall’indomabile istinto di scendere verso il basso, piuttosto che forzare la strettoia oltre il lago, si decide di scendere il Caniscione. Il meandro alla base ci porta ad un pozzo di 18m, sceso il quale ci troviamo di fronte a un meandro alto ma troppo stretto. Dopo qualche uscita nel tentativo di trovare il passaggio migliore, Simone Re risalendo in cima al meandro, trova il passaggio buono e si affaccia su un nuovo pozzo. Dalla base di questo pozzo comincia un lungo e stretto meandro, il Lungo Sonno; più aumentano i metri percorsi, meno persone vengono con noi ad esplorare, così ci ritroviamo spesso in due. Ci vorranno circa due anni per esplorare i quasi 400 m di questo meandro, dove le difficoltà maggiori sono costituite dalle dimensioni ridotte non tanto perché ci impediscono di passare, ma perché intaccano profondamente il nostro entusiasmo; più volte siamo tornati indietro per “noia”. Alla fine dell’anno 2000 ci vuole la presenza di Francesco Nozzoli per far giungere finalmente la fine del meandro e un bel pozzo. Lo scendiamo nel 2001 in una punta stranamente “affollata”, e con Andrea Benassi, Paolo Turrini, Simone Re e Giuseppe Porta scendiamo il pozzo da 45m. Alla base lo stretto meandro lascia spazio ad ambienti larghi e più comodi: il Risveglio. Adesso che finalmente abbiamo il nostro bel gioco da esplorare, largo e comodo, anche se molto lontano dall’entrata, per oscuri meccanismi mentali (forse dello stretto ancora non ne abbiamo abbastanza) decidiamo di andare a forzare la strettoia oltre il lago. Nel giugno del 2001 nasce il ramo di sinistra, Matrix, parallelo, ma completamente indipendente dall’altro. Le esplorazioni si susseguono con ritmo regolare, anche perché meno stretto del Lungo Sonno, e riusciamo a volte anche a non essere in solo due, accompagnati a turno da Stefano Soro, Francesco Nozzoli, Simone Re, Federica Antonucci, ed altri. Nel giugno del 2002 arriviamo su uno stretto pseudosifone che lascia solamente pochi centimetri di aria; incuranti della fortissima aria, decidiamo che questo può assomigliare benissimo ad un fondo. Per Matrix la storia sembra essersi chiusa; invece tutto viene riaperto quando troviamo un ramo in risalita, interessante, ma sopratutto quando per “curiosità” scendiamo nel meandro per andare a vedere quella che sembra una saletta sul fondo del meandro. Invece è un nuovo ramo, i Meandri del Rif, che scende verticale in una zona lontana da tutto il resto. Nell’estate del 2004 con Francesco Nozzoli, Paolo Dal Miglio, Federica Dellerma e Manuela Merlo, scendiamo un bel pozzo di circa 20m alla cui base dopo un breve meandro ci fermiamo su un pozzetto. Nel mese di ottobre compio la mia prima solitari, e proseguo l’esplorazione del meandro scendendo due brevi saltini e fermandomi davanti ad uno tuttora da scendere.
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