nella giornata di venerdi 15 ottobre una squadra composta da Paolo Turrini,
Valerio Olivetti, Giuseppe Antonini e Sandro Mariani è entrata nella grotta
dell’Erdigheta per continuare le esplorazioni del ramo Matrix.
Questa volta non solo riusciamo ad entrare ad un orario decente, intorno alle
ore 13, ma poi, grazie all’ “effetto Pino”, in poco più di 2 ore e 30minuti ci
troviamo catapultati di fronte alla condotta allagata, lo pseudosifone a -254m.
Già qui emergono in modo evidente le differenze di stile tra i marchegiani e
noi romani: i primi con disinvoltura sfoderano dai loro sacchi una bella tuta
stagna e dopo averla infilata sopra il sottotuta, passano lo pseudosifone
fischiettando; i secondi, invece, con loro grande disappunto, sono costretti a
levarsi gli indumenti e, nudi di fronte alla madre grotta, si infilano una
miserabile calzamaglia e maglietta di lana. Così, ululando per il bagno
straziante nelle sue gelide acque, si portano dall’altra parte dello
pseudosifone…
Dopo il rito della vestizione e rialzata la temperatura corporea, ci portiamo in
scioltezza verso la zona esplorativa. L’ultima volta, con Luca Grillandi e
Andrea Benassi, avevamo sceso alcuni salti fino ad imbatterci in un meandro, uno
di quei meandri che non vorresti mai incontrare specie da quelle parti. Pensate
che ha fatto storcere la bocca addirittura a Pino!! Si tratta di una profonda
spaccatura piena di lame da traversare tutto in alto. Le pareti belle fangose,
la roccia tremendamente franosa e macigni appoggiati in bilico fanno veramente
stringere le chiappe! Siamo nel meandro Apocalipse Now… Quella volta eravamo
arrivati ad un incrocio, una T, in un ambiente che sembrava essere un po’ più
ampio, solo che le corde per scendere le avevamo lasciate molto più indietro e
cosi, ignari che l’incubo era ormai alle nostre spalle, eravamo tornati
indietro… Stavolta lasciamo armare il salto a Pino che, per l’occasione, si è
portato il suo mini trapanino Uneo e ovviamente i mitici tasselli! Scendiamo e
subito ci rendiamo conto di essere entrati in un’altra grotta, un meandro
profondo dove scorre un torrente che proviene da un a monte e se ne va giù a
valle confluendo con quello di portata minore da dove siamo provenuti noi. Il
meandro prosegue in ambo le direzioni, noi ovviamente seguiamo l’acqua,
scendiamo un altro salto e finalmente ci mettiamo i sacchi in spalla e
incominciamo a viaggiare spediti. Si corre superando pozze d’acqua, vaschette e
rapide. Il meandro è bello, la roccia pulita e levigata. Sono momenti
emozionanti. Ad un certo punto sento Sandro che strilla, sembra che abbiamo
intercettato un grosso affluente ed infatti, con nostra grande meraviglia,
vediamo un torrente di notevole portata che si innesta dentro al nostro. Siamo
sorpresi e meravigliati di vedere cosi tanti arrivi d’acqua in così poco tempo.
Continuiamo a percorrere il meandro a valle, ora la portata dell’acqua è
veramente notevole, con piccole rapide e cascatelle e laghetti, la cosa si fa
davvero divertente! Però purtroppo il nostro procedere in questa incredibile
esplorazione viene ben presto interrotto. Ad un tratto ci tocca frenare
bruscamente, perchè una colata calcitica fa tappo, forma un vero e proprio muro
che sigilla le pareti del meandro da sopra a sotto. Sembra uno scherzo, la
beffa, possibile che le grotte fanno sempre cosi?? Sul più bello quando ormai
sei convinto che è fatta e che si esplora, loro che fanno?? Chiudono
ovviamente! Però stavolta non è proprio così. La grotta sembra avere un
briciolo di pietà e ci concede una possibilità. Infatti, l’acqua non si blocca
sulla colata formando un sifone ma scorre tutta sotto la colata, lasciando uno
spazio di una decina di centimetri. Ci abbassiamo e ficcandoci la testa,
dall’altra parte vediamo che l’acqua piomba giù e, cosa ancora più
“ingrifante”, c’è del nero, dello spazio, del vuoto. Insomma, dall’altra parte
la grotta prosegue!! La cosa ci conforta, non è finita qui, con un lavoro di
disostruzione neanche troppo massacrante forse si riesce a passare! Torneremo…
A questo punto decidiamo di andare a vedere il grosso affluente. Nel punto della
confluenza il torrente scende con una cascatella formando un bel lago anche
abbastanza profondo. Lo risaliamo facendo un traverso, quindi lo percorriamo per
un tratto fino a fermarci su un salto di pochi metri. Alla confluenza
l’altimetro di Pino segna 810m slm. Tutti abbiamo lo stesso pensiero: e se fosse
l’acqua del Consolini? In fondo con le quote bene o male ci siamo, la distanza
in linea d’aria dovrebbe essere sui 300m e cosa ancora più confortante è che
la direzione dell’affluente è E-O, proprio come quella della galleria terminale
del Consolini. La scoperta di questo torrente sotterraneo mi riempie di gioia,
mi vengono in mente i grandi esploratori delle sorgenti del Nilo, David
Livingstone e Stanley e come loro anche io mi sento partecipe di un viaggio
allucinante alla ricerca delle sorgenti di un fiume che magari provengono
proprio dal mitico lago-sifone che si trova alla sala terminale del vicino
abisso Consolini. Che sogno sarebbe!!
Torniamo alla confluenza, il tempo di farci un tè, e poi ci salutiamo. Pino e
Sandro intraprendono la via del lungo ritorno, io e Valerio li seguiamo a ruota,
ma già sappiamo che difficilmente riusciremo a rincontrarli ancora una volta in
grotta…. Loro usciranno alle 5, 30 di sabato mattina, noi ahimè solo diverse
ore più tardi…. Ci rincontriamo comunque alle macchine per un ultimo
abbraccio, siamo tutti pienamente soddisfatti. Si l’Erdigheta è veramente una
grotta impegnativa, ma stavolta ne è proprio valsa la pena! Ci salutiamo, ora
le nostre strade si separano, loro vanno direttamente verso Ancona, a casa, noi,
invece, decidiamo di deviare alla trattoria la Sbirra per un meritato pranzo.



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