12 ottobre 1986
Tutto inizia un giorno qualunque in cui alcuni di noi decidono di scendere una verticale di tutto rispetto e la parola “Consolini” stuzzica la loro fantasia. Scesi al fondo, durante l’attesa sotto il P130, Lorenzo decide che è il momento di svelare ogni mistero su ciò che si nasconde in quei “meandri inaccessibili all’uomo2 che chiudono la grotta. Scavando tra i detriti un passaggio molto stretto che sembra proseguire, ma il grido di libera mette fine alla sua esplorazione. Fuori, parlando con gli altri, si decide ti tornare per cancellare il dubbio.
22 novembre 1986
Siamo di nuovo sul posto, ma l’abisso sembra respingerci. C’è infatti un forte temporale e una specie di tromba d’aria (non rara da quelle parti) riusciamo a malapena a scendere il primo pozzo. Rimandiamo tutto a giorni migliori.
5 marzo 1989
E’ il giorno decisivo cui viene trovata la chiave per accedere alle parti della grotta rimaste fino ad allora inesplorate. Il passaggio trovato da Lorenzo più di un anno prima supera il diaframma che chiude il vecchio fondo. Passata la prima strettoia (chiamata “La Buca da Lettere”) si prosegue per una decina di metri in meandro molto stretto, poi ancora una strettoia che impegna ognuno dei “malcapitati” speleologi per circa tre quarti d’ora (qualcuno di ritorno l’ha passata in mutande… e per non fare nomi viene generalmente chiamata “Strettoia Pineschi”). Si arriva quindi su un pozzo cieco di una decina di metri dal quale vengono trovate delle pile gettate dall’alto da qualche speleologo in cerca di improbabili prosecuzioni. Da qui inizia un meandrino che, dopo una ventina di metri, si sfonda su un bel pozzo di 60 sul quale ci fermiamo. E’ chiaramente l’eutanasia generale.
Rilievo:
Sezione:
Pianta:
11-12 marzo 1989
Siamo di nuovo alle prese con la fatidica Strettoia Pinseschi, questa volta carichi di materiale. Armiamo il pozzo da 60, poi subito un P30 ci fermiamo, ma la grotta continua con una altro salto da 30 (oltre le nostre più rosee aspettative).
18 marzo 1989
Siamo puntualmente sul posto. Scendiamo il pozzo da 30 che però chiude. Dopo qualche attimo di sconforto decidiamo di dare un occhiata da una balconata a 10 metri da terra: è la strada giusta. Un meandrino fossile molto stretto ci costringe ad una progressione lenta e faticosa (strisciamo e strusciamo continuamente con le spalle e con i fianchi) e per la quale verrà battezzato “Meandro Tuca-Tuca”.
15 aprile 1989
Ritorniamo, ma purtroppo c’è da segnalare la prima battuta di arresto causata da una bottiglia di Porto comprata alla Conad di Carpineto. Entrano solo due temerari per raccogliere della documentazione fotografica, ma dopo un paio d’ore decidono di riunirsi al gruppo all’insegna di “consolati col Consolini”
29 aprile 1989
I soliti temerari tornano (senza Porto) per fare foto (esposte poi a Phantaspleo)
17-18-giugno 1989
Siamo di nuovo giù in esplorazione. Il Meandro Tuca-Tuca termina in una piccola saletta poi il meandro riprende, con un paio di saltini e una piccola risalita, stretto e franoso. Superiamo ancora un paio di salette poi il meandro si stringe ancora, una decina di metri più in basso sembra allargarsi di nuovo ma ci fermiamo qui. Anzi decidiamo di disarmare. Perchè? Perché siamo Masochisti; infatti tra poco lo rifaremo.
24-25 giugno 1989
Il disarmo impegna anche questa domenica.
21 gennaio 1990
Che vi dicevo? Riarmiamo i primi pozzi portando giù zaini stracarichi di materiali, aiutati da un cospicuo numero di volontari del G.S. (leggi Gruppo Sherpa) CAI Roma.
18 febbraio 1990
Ricominciamo l’esplorazione del meandro. Superato il punto stretto dove ci eravamo fermati l’ultima volta, armiamo un traverso e un pozzo di 7-8 metri che ci permette di arrivare nella parte bassa del meandro, più larga. Continuamo per un’altra cinquantina di metri. Ci fermiamo su un saltino.
25 febbraio 1990
Continua l’esplorazione. Sceso un P3 il meandro sembra inarrestabile cha se continua ad essere stretto e franoso. A circa 400m di profondità con ridottissimo scorrimento d’acqua viente rinvenuto (miracolo, miracolo!!) uno scheletro di animale (identificato poi come una faina)… L’uscita è forse vicina? Poco più avanti dopo un lungo strisciare giungiamo in una sala con un discreto arrivo d’acqua sulla sinistra; è il primo dall’inizio del meanro che fino a lì è quasi completamente secco. Più avanti scendiamo un P9 poi ancora un meandro. Ci fermiamo su un pozzo che dà in una sala nella quale si sente un cospicuo rumore d’acqua.
1 marzo 1990
Scendiamo il P12 che dà nella sala: qui la grotta cambia leggermente morfologia. La direzione del meandro si inverte (da qui il nome “Sala della retroversione”) e l’azione dell’acqua si fà più evidente. Continuiamo nel meandro che ora è pieno di fango liquido alto fino a spora il ginocchi. Dopo una ventina di metri ci fermiamo su un P5 uscendo decidiamo di rilevare nella speranza di riuscire ad individuare un eventuale secondo ingresso. Dopo metà meandro a 70 battute sul groppone decidiamo di uscire.
24-24 marzo 1990
Sono con noi gli amici Marco Topani e Leo Zannotti (che aveva partecipato al lavoro di disostruzione della prima strettoia). L’esplorazione continua assai varia: meandro, strettoia, saltino, meandro, strettoia, saltino, meandro, strettoia, saltino,… fino al pozzo “Nano ghiacciato” e lago annesso dove ci fermiamo a brindare. La ciruma da chiari segni di stanchezza non mostrado alcun interesse al grido di “continua, continua! Portate le corde”.
3 febbraio 1991
Continuiamo il rilievo della grotta, sempre lento e faticoso.
16 marzo 1991
Andiamo con Simone e Maurizio dello SCR a doppiare le corde sui 4 pozzi iniziali.
30 aprile-1 maggio 1991
Con l’aiuto di simone dello SCR e di Dario di Torino, approntiamo un campo interno all’unico punto comodo del meandro, sotto il traverso. Dà li viene poi portata al fondo una cospicua quantità di materiale per le successive esplorazioni.
25-26 maggio 1991
Con Leo, Simone e Stefano dello SCR organizziamo una punta. Superato il lago “Nano ghiacciato” il meandro continua per un centinaio di metri poi attraverso un cunicolo molto stretto si arriva in una galleria. Qui la morfologia cambia completamente, gli ambianti sono più spaziosi. Sembra di essere in una grotta diversa. La galleria prosegue in alto fino alla base di un pozzo con arrivo d’acqua, in basso fino ad un lago che sembra sifonare.
13 settembre 1992
Con alcuni speleologi di Ancona scendiamo di nuovo al fondo. Il lago finale sifona effettivamente, mentre nella galleria non sembrano esserci altre prosecuzioni.
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