Partecipanti: Davide, Gian Paolo, Fabrizio, Cristian, Daniele D., Vincenzo e Silvia.
E’ il nostro secondo tentativo di visita della grotta del Pisciarello. La settimana scorsa avevamo desistito a causa del brutto tempo che faceva presumere che la grotta sarebbe stata ancora più fangosa del previsto, mentre questo sabato non ci siamo fatti scoraggiare dal temporale e ci siamo incontrati alle otto di mattina ad Anagnina.
Inizialmente saremmo dovuti essere soltanto noi ‘neofiti’, ma la mattina stessa ho saputo (con sollievo!) che anche Daniele ci avrebbe raggiunti.
L’idea era infatti quella di cominciare a muoverci in una grotta in “autonomia” ed in particolare Cristian e Davide che avevano già avuto qualche piccola esperienza d’armo ed erano già stati al Pisciarello si sarebbero occupati di attrezzare la grotta.
Mentre Daniele e Vincenzo si sono fermati a Supino a prendere qualcosa da mangiare, noi cinque siamo andati avanti fino al parcheggio dove, lasciata l’auto, ci siamo preparati sotto una pioggia incessante.
Dopo un breve avvicinamento (su un terreno molto fangoso e scivoloso che non preannunciava nulla di buono) siamo arrivati intorno alle 10.30 allo stretto ingresso della grotta dove fin da subito mi sono sporcata tutta di fango.
Davide è stato il primo a procedere armando il pozzo iniziale di 13 metri.
Nel frattempo anche Vincenzo e Daniele ci hanno raggiunti. Ci siamo fermati parecchio tempo subito prima del pozzo di 15 metri, perché uno dei fori nella roccia risultava ostruito dal fango ed inoltre c’erano diversi ‘punti di vista’ su come fare l’armo nel modo migliore.
Alla fine ci siamo calati sulle corde attrezzate da Davide (ma lui ovviamente è passato per primo per testarne la resistenza!) e per fortuna ne siamo usciti tutti indenni, nonostante l’acqua che pioveva dall’alto e che personalmente sono riuscita quasi ad evitare indossando un impermeabile. Dopo un breve meandro, superato qualche altro saltino (attrezzato da Davide e Cristian), siamo arrivati ad una sala piuttosto grande con una maschera di Pinocchio incastrata nel fango su una parete. Da qui parte un pozzo di nove metri che è stato armato da Fabrizio. Dopo una serie di piccoli tratti verticali e vari momenti di panico in cui io al solito mi sono incastrata nella corda a testa in giù e in cui sembravano mancare le corde e i materiali necessari per proseguire, siamo finalmente giunti allo stretto meandro finale che ci ha condotti con fatica fino al sifone sul fondo della grotta (alle ore 18.00 circa).
Quindi Davide, Cristian, Daniele ed io abbiamo cominciato la risalita mentre la squadra di disarmo, nominata da Daniele, costituita da Vincenzo, Fabrizio e Gian Paolo è rimasta indietro per recuperare i materiali.
Davide ed io siamo stati i primi ad uscire intorno alle 20.00 seguiti a breve da Cristian e Daniele. Io ero piuttosto stanca (ma anche gli altri mi sembra!) e chiaramente, tanto per la cronaca, risalendo dal pozzo di 15 metri ho preso tutta l’acqua che ero riuscita ad evitare durante il percorso d’andata.
Arrivati alle auto (più infangati e bagnati che mai) abbiamo aspettato parecchio l’arrivo della “squadra di disarmo”. Vincenzo, Gian Paolo e Fabrizio sono arrivati solamente dopo le undici con un aria piuttosto stanca e chiaramente senza la benché minima cognizione di che ore fossero, quando ormai ci eravamo quasi rassegnati all’idea di rimettere le tute fradice e tornare indietro a cercarli. Ci siamo quindi riavviati verso casa stanchi ma soddisfatti comunque di essere arrivati per la prima volta al fondo di una grotta.
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